La Scena con Venezia Hardcore

Ci metti 8 minuti

Di Chiara Franchi e Jeremy Spigariol

Per spiegare il Venezia Hardcore Fest a chi non lo conosce, bisogna cominciare da chi è il Venezia Hardcore Fest.
Certo, al Venezia Hardcore c’è la musica, che si celebra sui palchi del CSO Rivolta con band che vengono da tutti i contesti dell’underground, da tutto il mondo, e che rappresentano tutte le generazioni.
C’è, appunto, il CSO Rivolta, la location d’elezione di un festival concepito attorno a un biliardino e partito nel 2013 come festa tra amici, in un piccolo locale di Mira.
C’è Marghera, lo scenario industriale con una lunga storia di lotte operaie; il mostro antropocenico di ciminiere e torce di cinquanta metri che bruciano propilene a due passi da una delle città più incantevoli del mondo.
Ma soprattutto, più di tutto, al VEHC, c’è il chi. Ci sono le persone che il VEHC lo fanno.
C’è la squadra dei volontari, un gruppo che nel corso degli anni è cresciuto nei numeri, nella capacità operativa, nell’affiatamento – al VEHC, le persone che lavorano al tuo fianco diventano inevitabilmente tuoi amici.
C’è il team di produzione, formato da persone che hanno iniziato a diciotto, vent’anni a organizzare un festival senza avere idea di come si facesse, e che oggi hanno maturato abbastanza esperienza da essere diventati, in alcuni casi, dei professionisti nel settore della musica live.
C’è Samall Ali, la mente del VEHC che ne è diventato anche il volto più riconoscibile. Oltre che la voce: “Ciao fioi”.
E soprattutto, ci sono le persone che ogni anno varcano i cancelli del Rivolta nell’ultimo weekend di maggio, chi per la prima volta, chi (tantissimi) per tradizione. Perché al Venezia Hardcore Fest, una volta che ci sei stato, ci vuoi tornare. È inevitabile. E il motivo ha sicuramente a che fare con la musica, con la location, col fascino decadente di Marghera, ma più di tutto ha a che fare con l’umanità che ti circonda. Se al VEHC c’è un’atmosfera che si respira solo lì, un vibe che si percepisce solo lì, lo si deve tutto all’energia e al senso di appartenenza che si sprigiona dagli sguardi, dalle risate, dalle urla, dal pogo.

Il segreto è davvero tutto nelle relazioni. Del resto, il VEHC è nato da una relazione – di amicizia – per crearne altre, più grandi, più larghe; quasi fosse una specie di ampia e accogliente coperta sotto la quale rifugiarsi tutti insieme. Amici e sconosciuti. Punk e metallari. Donne, uomini, persone non binarie. Appassionati di musica e semplici curiosi. Persone che non si perdono un concerto e persone che si perdono a spasso tra i banchetti del merchandise, tra le birre, le interminabili chiacchierate, le sigarette, le esibizioni degli skater e gli abbracci con quelli lì, che si beccano una volta l’anno a Marghera e coi quali ci si dà appuntamento alla prossima edizione. Liceali e over-50. Dodicenni accompagnati dai genitori e genitori che, per un giorno, hanno lasciato i bambini dai nonni. Persone che si lanciano dal palco nello stage-diving forsennato che è una delle caratteristiche peculiari del Fest, e altre persone che, sotto il palco, sono pronte a prenderle al volo. Questo è, nella sua essenza, il Venezia Hardcore.
Queste persone sono il Venezia Hardcore.

Quest’anno, all’undicesima edizione del VEHC, ci saranno i padrini del powerviolence, gli Infest, insieme a Blowfuse, Grade2, Riviera e più di venti altre band. Le informazioni sull’evento sono tutte qui. L’appuntamento è per il 24 e 25 maggio, sempre a Marghera, sempre al CSO Rivolta.

Abbiamo provato a condensare in cinque canzoni l’atmosfera del festival e il mood che ci guida quest’anno.

Daghe!

I Grade 2 sono una band che ben rappresenta la selezione musicale del VEHC: affermati, ma non “enormi”. Portano avanti da anni la fiaccola del classico Oi! inglese, cui hanno conferito una certa freschezza pur mantenendone le vibrazioni da birreria piena di tifosi. C’è anche una vena di quel punk immediato per cui siamo passati in tanti, per un motivo o per l’altro: si riconoscono l’impronta festaiola dei Rancid e i cori alla Dropkick Murphys – non a caso, sono stati in tour con entrambi e sono sotto la stessa etichetta dei primi.  “Pubwatch” è la storia di tutti noi, di una gioventù ubriaca in giro per i bar, da cantare coi pugni in aria.

Una decina di anni fa, i Riviera hanno iniziato a far girare l’emo tra i punk delle nostre parti. “Camminare Sui Muri” è una canzone un po’ datata, ma ricorda proprio quel periodo e quel momento, risvegliandone le emozioni in tutta la loro intensità. Sono tra i nomi “storici” della scena locale ed è bello averli in alto nella scaletta, soprattutto in questo momento di forte revival del loro genere.

Torniamo in Inghilterra, stavolta a Leeds. I Pest Control vengono dalla scena underground marchiata Quality Control e sono tra i nomi più interessanti emersi negli ultimi anni sulla scena hardcore europea. Hanno pubblicato il loro primo album, “Don’t Test The Pest”, nel 2023, dopo alcuni EP piuttosto apprezzati. Female fronted, fanno un crossover trash/hardcore bello veloce, deciso e convincente. E sono fighi e basta. “Masquerade Party”, secondo noi, è semplicemente un ottimo biglietto da visita.

Gli Skulld nascono in Romanga in tempi recenti, dall’iniziativa di musicisti che hanno segnato l’underground italiano degli ultimi anni (Hierophant, The Smudjas, Guerra, Contrasto, Agatha, La Prospettiva, Speedkobra). Il loro primo album si intitola “The Portal Is Open” ed è uscito da pochissimo, il 20 marzo. Altra voce femminile ad urlare, fanno un metal con forti influenze punk e dal sound svedese – non a caso, hanno registrato proprio in Svezia. “Daphne” concentra tutti questi elementi in meno di quattro minuti.

I Rainswept sono un’altra band italiana di recente formazione. Anche in questo caso, dietro il progetto ci sono musicisti d’esperienza (batterista e bassista vengono entrambi dagli Strength Approach). La loro proposta si rifà all’hardcore classico di matrice americana, soprattutto newyorkese. Ovvero qualcosa che davvero non può mancare in una playlist hardcore! Ci aspettiamo un bello show da loro, nel frattempo godetevi “Tide Mind”.