I soldi, le cose e il cuore di noi poveri stronzi

Il cantautore Roncea racconta il cambiamento nel settore. Dieci anni fa bastava fare dei concerti. Oggi è necessario avere una strategia, costruirsi una reputazione online e fare un sacco di altre cose e sperare che qualcuno ti si fili.

Ci metti 4 minuti

di NICOLAS RONCEA

Nel 2020 ho compiuto 33 anni. Sono un nostalgico.

Il tempo di fare un respiro profondo e mi sveglierò nel mio letto, naturalmente solo, con pochi capelli, l’aria di un uomo insofferente e annoiato, pronto per il controllo di routine alla prostata. Mio padre ha di questi problemi. Visto com’è andata la vita sino ad oggi, difficile che il fato mi risparmi.

Tendo a parlare con toni entusiasti del passato. Non so perché. Quasi tutti i miei amici lo fanno. Lo fai anche tu?

Quando a 20 anni scegli la musica ci sta. “Tanto poi passa”, pensano i tuoi. Io ho fatto così e sono andato in giro a suonare. Non era solo “abbastanza”. Era “tutto”. Con MySpace (quello sì che era un cazzo di social network!) se avevi un po’ di coraggio (e anche pazienza nel mio caso, avevo la 56k in casa) potevi organizzarti il tour solo seguendo intelligentemente le top 10 degli amici sulle varie pagine. Questa è l’idea di network che mi piace. Mi manchi Tom Anderson!

Se avessi avuto soldi avrei fatto questo una vita intera.

Nel 2007 ho comprato una chitarra acustica e ho iniziato ad ascoltare Elliott Smith (non farlo, modifica la sensibilità per sempre e ti rende inadatto al mondo). Da lì a poco ho iniziato ad andare in giro anche da solo. Spesso in treno. Era bellissimo. Il disagio era lo stesso dei tour con le band ma ogni sera i compagni di sbronza erano diversi e si suonava ovunque.

Arrivando dal punk a me che il pubblico fosse educato o no non è mai importato più di tanto. L’importante era bere, stare in giro, levarsi dalla cazzo di provincia e creare connessioni. Amicizie che poi sono durate negli anni tra addetti ai lavori e musicisti.

All’epoca (dieci anni fa, sembra una vita) l’unica cosa che contava (e che serviva) era fare dei concerti. Ecco perché (chiedo scusa alle nuove leve, vi voglio bene) il livello medio era decisamente più alto. Si suonava tantissimo.

Oggi è necessario curare la propria immagine, avere una strategia, costruirsi una reputazione online, fare un business plan, avere un piano editoriale, creare contenuti, fare una campagna di advertising, coltivare la fanbase, fare un sacco di altre cose e sperare che qualcuno (pubblico o addetti ai lavori) ti si fili. Poi se va bene fai qualche live.

Tra il 2007 e il 2012 senza agenzia di booking, senza management, senza ufficio stampa, con i vari progetti ho aperto a The National, Artic Monkeys, una parte del tour estivo dei Verdena (Requiem), fatto più di 100 date in Europa e tante altre belle cose. Non eravamo dei fenomeni. Funzionava diversamente. Funzionava bene.

Ogni periodo ha le sue bellezze, sono sempre meno e oggi rischiano di sparire. Esistono ancora delle realtà preziose in giro per l’Italia da custodire e condividere. Fai lo sforzo di cercarle. Ne vale la pena.

Il positivo funziona, ma un po’ di realismo non guasta.

L’album scelto per questo flusso di coscienza è Sky Blues Sky - Wilco, 2007.

Volevo proporre un disco punk ma durano troppo poco.

Nella foto, un momento abbastanza importante durante il tour con Carmelo Pipitone <3 (Marta Sui Tubi, Ork, Dunk). Se stai pensando che io sono svenuto suonando e lui mi sta prendendo a calci ecco sì, è andata esattamente così.

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