Testo e immagini dei Gazebo Penguins
Con le ultime date del 2025 abbiamo raggiunto la quota di 651 concerti.
In tutti questi anni, uno dei nostri vanti che ci teniamo più stretto è il numero di volte che abbiamo mangiato in autogrill: due.
Quella che segue è una rapida guida di alcuni posti dove mangiare quando sei in tour che ci hanno preso un pezzo di cuore. Il fatto di essere in tour non va considerata una condizione necessaria sufficiente per andarci a pranzo. Tuttavia, il fatto di essere in tour, impone qualche criterio da considerare.
1) Gli orari sono contingentati. Hai un orario entro cui devi arrivare alla venue per load in e sound-chek, e hai un tragitto da percorrere che può impiegare da un minimo di due fino anche a otto/nove ore di viaggio. Immaginando gli orari pazzerielli di una serata con concerto, la partenza raramente è prima delle 10.30
Quindi la tappa pranzo abitualmente deve cadere dopo massimo 3 ore dalla partenza, e il ristorante prescelto dovrà per tanto trovarsi in una forbice di 100km là dove sarai tra le 12.45 e le 13.30
1.1) Questa prerogativa di dover andare sempre in un altro posto ha come corollario il fatto che, molto raramente, ci si ferma a mangiare nelle grandi città dove abitualmente si suona. E, d’altro canto, ci sono regioni di transito tra nord e sud che risultano molto più frequentate a pranzo rispetto ad altre (Emilia Romagna, Toscana, Marche su tutte)
2) Il fatto di stare ogni settimana in furgone per tante ore impone di non eccedere nelle deviazioni. Il ristorante ideale si deve trovare a un massimo di 10/15 minuti da un casello autostradale
3)Non è nella nostra indole pretendere di spendere poco, ma nemmeno ci gasa lasciare una valanga di soldi in quello che comunque si può considerare un pranzo di lavoro. Il rapporto qualità-prezzo va tenuto presente.
La scelta del ristorante è quindi è vincolata da queste regole.
Considerando che non ci convince la democrazia dei consumatori, evitiamo TripAdvisor o simili e preferiamo appoggiarci a delle guide indipendenti. Senza dubbio la nostra preferita è Osteria d’Italia di Slow Food che, in tutti questi anni, ha raggiunto un margine di successo superiore al 95% (nel senso che su venti ristoranti, in media soltanto uno non risulta all’altezza delle aspettative descritte).
Proviamo a sceglierne una decina, poi magari facciamo uscire la seconda parte.
In Emilia-Romagna abbiamo tanti posti del cuore. Ogni scelta è in perdita.
Il primo su tutti è la Trattoria Secchia a Soliera di Modena. Chiaramente risulta già un’eccezione alle regole sopra, perché dal casello di Modena Nord dista una ventina di minuti, ma d’altronde era così vicina alla nostra sala prove di qualche anno fa che si è creato un legame quasi familiare che supere il tempo e le distanze. Locale voluttuosamente âgé, perlinato alle pareti e un piatto di salame sempre sulla tavola senza che nessuno lo chieda. Le tagliatelle al ragù e gli arrosti di cortile sono probabilmente tra i migliori che si possano trovare.
Restando sullo stesso filone di posti in cui si respira una storia che viene da molto prima della tua nascita, attorno a Bologna, in località Budrio, la Trattoria ai Canaletti sulla san Vitale non può deludere: gramigna alla salsiccia senza alcun difetto e un carrello dei bolliti e degli arrosti portato tavolo per tavolo e impiattato sul momento da farti piangere di emozione.
Se dall’Emilia-Romagna cominci a scendere lungo la A14 il posto da non perdere si trova a uno sputo dall’uscita di Pedaso, la trattoria si chiama Pennesi ed è stato uno dei pranzi di pesciolino salito immediatamente in top3.
Il menù varia in base al pescato, ma tutto quello che abbiamo preso l’avremmo voluto bissare senza alcuna remora. Carta dei vini molto personale e ben fornita. Prezzo uauh.
Se suoni in Puglia, sia che tu stia arrivando sia che tu stia ripartendo, fermarsi a Cerignola da ‘U Vulesce non sarà un errore. Ci siamo fermati senza sapere che poi avrebbe vinto una puntata di 4 Ristoranti, mo’ speriamo che i prezzi siano rimasti gli stessi. Il patron Rosario, simpatico senza diventare pressante, sa guidarti senza imporre nulla, specialmente sui tanti fuori menù freschi di pescato e di mercato. Da assaggiare la mozzarella che scricchiola, i crudi se siete amanti del genere, tutti i primi assaggiati superlativi. Carta dei vini esagerata.
Si cambia mare e si finisce in Campania. A un paio di km dall’uscita di Salerno, se non ti lasci impaurire dal parcheggio selvaggio, puoi finire in una delle esperienze gastronomiche più autentiche che abbiamo provate. Hostaria il Brigante dal 1985 è uno dei pochi posti in cui abbiamo preferito tornare piuttosto che cercare qualcosa di nuovo. La prima volta in cui ci siamo stati, durante il tour a sedere in tempo di covid, l’oste Sandro ci ha salutato regalandoci due bottiglie di vino per il viaggio perché ci eravamo imbazzati a parlare di anarchia e gli si era scaldato il cuore. Tavolate in condivisione, una sala piccola con le storie dei briganti del sud a fare da corollario ad un pranzo dove prendere tutti gli antipasti, tutti i primi e se vi resta spazio pure tutti i secondi. Il menù è giornaliero e la spesa sarà sempre più che onesta. Il loro bianco imbottigliato sarà perfetto per quel che mangerete.
Risalendo lungo l’A1, se hai suonato a Roma la sera prima, una tappa strategica è a 5km dall’uscita Chiusi-Lanciano, si chiama La solita zuppa, ed una new entry nel nostro rooster. Decine di zuppe veg, i pici alla cintoca, un cinghiale in umido che ci ha fatto ribaltare il nostro concetto di cinghiale in umido.
Se invece non hai paura di una digestione che potrebbe rallentare, e di molto, il tuo soundcheck, allora il posto giusto è all’uscita Monte San Savino, da cui in 5 minuti puoi raggiungere Marciano della Chiana e l’osteria La vecchia Rota. L’oste Massimo Giovannini (che abbiamo ribattezzato ‘Carcosa’ per la somiglianza che la prima volta notammo tra lui e il cattivo della prima stagione di True Detective) potrebbe parlare per ore della storia dei suoi piatti, e in effetti lo fa. Antipasti della valdichiana, le pezze della nonna o i pici con la nana tra i primi, i secondi rutilanti come usciti da una pagina di Rabelais: ma andateci piano. Il servizio poteva durare parecchio, ma l’ultima volta qualche braccia in più in sala ha reso il tutto molto scorrevole.
Se ti trova tra Massa e Lucca e hai una decina di minuti di bonus per una deviazione che trasgredisce le nostre regole di scelta del ristorante (che son poi fatte per essere trasgredite), allora puoi concederti una tappa panoramica uscendo a Viareggio e salendo verso le colline. Alla trattoria Luciano si arriva solo a piedi, attraverso alcune rampe di scale di un minuscolo borghetto fatto da quattro case e ti butti in un altro tempo. Bar all’entrata, sale sul retro con vista sul Tirreno e un menù a base di tordelli al ragù e fritti in padella. Ti godi il panorama e ti senti un commesso viaggiatore capitato per caso nel posto giusto che aspettava solo te.
Se hai suonato a Milano e, come capita spesso, devi andare a Torino il giorno dopo, il viaggio relativamente breve permette una sosta a Rivoli a La casa di Bacco, un’osteria di quartiere gestita al femminile, prezzi contenuti, tante opzioni veg, ma anche i classici della cucina torinese come un perfetto vitello tonnato, la giardiniera e la bagna caoda; oppure strepitosi gli agnolotti al sugo d’arrosto, diversi risotti in base alla stagione, e una selezione di formaggi di tutto rispetto per il nostro Piter.
Punto di snodo verso il nord est, l’uscita Sommacampagna sull’A4 vi può condurre verso la trattoria Al Ponte. Sia che ci si arrivi con voglia di pesciolino o di un menù di terra, non siamo mai rimasti delusi. Perlinato d’ordinanza, servizio rapido, porzioni ragionevoli, buona scelta di bollicine. Bigoli con le sarde e luccio in salsa con polenta dei must.
Doveva essere una top ten, e quindi tocca fermarsi, ma in realtà ci sarebbe ancora una caterva di posti in cui dovreste assolutamente andare.
Se ci raddoppiano il compenso magari ci riproviamo.
Ti è venuta fame? È il momento di formare una band!